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Profondo blu nel Parco dell’Arcipelago Toscano

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Profondo blu nel Parco dell’Arcipelago Toscano

Messaggio  Visir il Dom Ago 31, 2008 3:30 pm

A volte, anche i computer sbagliano.
Ieri, leggendo su Elbareport una lettera-manifesto a generica firma Pnat che esaltava le meraviglie della subacquea, in molti si sono chiesti come fosse possibile che gli stessi inventori e fautori delle famigerate "zone A" dove tutto è vietato potessero autosmentirsi con tanta nonchalance.
I Servizi Segreti dell'Altroparco si sono subito attivati, ed in breve sono riusciti a scovare il testo integrale di tale articolo, evidentemente andato perso per un banale guasto al programma di scrittura.
Certi che in breve anche sul sito del Pnat verranno apportate le doverose correzioni, senza le quali l'articolo non riesce evidentemente ad avere senso compiuto, anticipiamo ai nostri lettori il testo integrale, con evidenziate le parti andate purtroppo perse in precedenza...



Profondo blu nel Parco dell’Arcipelago Toscano
La “colpevole leggerezza” di immergersi nelle acque proibite di Giannutri è il segnale che fa capire come i fondali dell’isola abbiano mantenuto il proprio fascino grazie alla rigorosa
tutela operata dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. E’ grande il piacere di ammirare un paesaggio sommerso pieno di pesci, gorgonie, grandi aragoste che passeggiano indisturbate, macchie di colori pastello che appaiono e scompaiono, piccoli organismi trasparenti che esibiscono impensabili vitalità: un mondo dominato dal silenzio, un bene prezioso ormai sempre più raro. Per questo noi facciamo del nostro meglio per
impedire ai comuni mortali di poterne godere. E quando ci riusciamo, impediamo
perfino il semplice accesso, evitando che occhi indegni, celati dietro
un’orrida maschera al silicone possano violare la privacy di un dentice in
amore o lo sbadiglio di un’annoiata murena.


Questi sono i gioielli di un Parco a sette stelle. Esageriamo? Ma via, abbiamo ancora un minimo di senso del pudore… Non dicevamo certo “sette stelle” riferendoci alla qualità, viste le condizioni di degrado in cui versa gran parte del territorio da noi controllato, ma solo al numero delle isole!
Un luogo abbastanza accogliente, un resort naturale che le isole dell’Arcipelago regalano,
beh, oddio, diciamo pure “vendono”…
a chi sceglie di incontrare questi paesaggi. Se questi luoghi sono belli lo si deve prima di tutto alle leggi naturali che nel Mediterraneo sono state particolarmente favorevoli. E’ bene però ricordare che se questi luoghi sono rimasti straordinari habitat naturali lo si deve alla tutela che viene mantenuta grazie a leggi fatte da uomini per i quali la biodiversità è un bene prezioso per gli occhi e il cuore. Se poi gli occhi non potranno essere i vostri, pazienza: siateci vicini almeno col cuore. E, visto che non si vive d’aria, se possibile ogni tanto aggiungete alla mano sul cuore quella sul portafoglio…
Ecco allora che, grazie ai vincoli della zona a tutela biologica, allo Scoglietto di Portoferraio ogni giorno si immergono decine di subacquei attratti dalla possibilità di ammirare placide cernie, branchi di barracuda e una incredibile gamma di piccoli pesci curiosi che si avvicinano senza timori. Ma cosa centriamo noi del Parco in questa splendida realtà? Niente, ovvio. Anzi, noi e i nostri compagnucci ci siamo premurati a
più riprese di bollare come gorilla incompetenti chi, come Carlo Gasparri e Arcipelago Libero, o come i duemila firmatari della “proposta Tiberto”, proponeva di prendere questa storica riserva a modello per la realizzazione di AMP funzionali ed efficaci.


Che dire poi delle acque di Pianosa? Sono risultate le più ricche di specie e le meglio conservate delle 14 (11, piccolo errore di sbaglio) aree marine protette monitorate nel 2008 da Greenpeace in tutt’Italia. Tralasciamo che lo stesso rapporto, nonostante sia
evidentemente “di parte”, non risulti poi così lusinghiero verso il reale funzionamento delle AMP:
per il Parco è un riconoscimento impareggiabile vista la difficoltà di far comprendere ai decisori (oddio.. o chi sono “i decisori”??) l’efficacia dell’area protetta. Ovviamente, il merito è tutto nostro: poco c’entra la particolare conformazione dell’isola,
con estesi bassi fondali naturalmente ricchi di vita, e poco c’entra che ben prima dei demenziali divieti di balneazione del Parco la strettissima sorveglianza carceraria abbia impedito con assoluta efficacia la pesca industriale, mantenendo di fatto integri habitat e stock ittici..


A tal proposito diamo qualche numero per segnalare come il valore naturalistico si traduca in indotto economico del settore turistico della subacquea. All’Isola d’Elba, dove il Parco non mette becco, vi sono 40 centri subacquei, al Giglio, dove speravamo di mettere le mani, ma purtroppo ci hanno sgamati, altri 5 o 6, guarda caso uno solo
a Capraia, nella zona dell’Argentario ce ne sono 10, sul resto della Costa Toscana fino a Riva di Traiano (Civitavecchia) altri 10. Vabbé, quelli dell’Argentario si immergeranno soprattutto all’Argentario, e quelli di Civitavecchia pure, ma ci garbava fa’ numero…
Dunque 65 diving insistono sulle coste che si sviluppano attorno alle isole dell’Arcipelago. E’ stata calcolata una media di 2000 immersioni l’anno per ogni struttura. Valutando che ogni sub faccia in media tre immersioni e che normalmente si porti al seguito almeno un paio di persone, possiamo affermare, semplicemente sbagliando i calcoli, che ogni
anno vi sono 200.000 presenze nei fondali. (65x2000=130.000, e queste sarebbero le “presenze nei fondali” – intese invece come presenze “turistiche”… sempre 130.000 sono.. e vabbé, mica siamo ragionieri…)
Da vedere non vi sono solo pesci, ma scogliere sommerse e relitti sprofondati
esplorabili anche con immersioni tecniche a profondità difficili, oltre i 60 metri e raggiungibili attraverso l’utilizzo di miscele a dosaggi speciali.
I siti più visitati e richiesti all’Elba sono Lo Scoglietto di Portoferraio, le Coralline a Capo Fonza (rinomata immersione per la presenza di coralli già a 25 metri di profondità, nonostante l’assenza di vincoli di alcun genere che invece ci dovrebbero essere, ma si sa, noi o tutto o niente. Nemmeno un banale corpo morto per impedire che i continui ancoraggi rovinino i sopracitati coralli.. ma stavolta la colpa non è nostra, diciamolo..),
il famoso relitto di Pomonte, Punta del Turco a Capraia o il relitto del Nasim a Giannutri.
Vi è ancora un enorme potenzialità solo riuscissimo ad accettare che il nostro
mare deve essere tutelato per continuare davvero a conservarlo. Certo, dovremmo pensarci noi ad aprire quel 70% abbondante del suddetto potenziale che invece ci ostiniamo a tenere segregato, essendo incapaci di gestirlo, semplicemente unendo alla pur doverosa tutela quella fruibilità che come abbiamo visto porta benessere sociale ed economico, educando al contempo al rispetto per la natura. La qualità dei nostri
fondali è direttamente legata al vincolo di protezione che si traduce nel rispetto delle regole, che se semplici e sensate sarebbero ampiamente condivise, e quindi rispettate, e nella doverosa precauzione rispetto al prelievo ittico che deve consentire di mantenere le popolazioni vitali. Ad esempio, basterebbe applicare la normativa sulla pesca proposta da Tiberto.. Rispetto che deve necessariamente coniugarsi con una più attenta gestione degli scarichi a mare e del traffico navale mercantile, sempre come esaurientemente esposto nella solita controproposta sottoscritta da oltre 1600 elbani. La possibilità di crescita per il nostro territorio è tutta lì. In questo senso il completamento dell’istituzione dell’area marina protetta dell’Arcipelago Toscano sarebbe una risposta concreta di reale sviluppo del territorio a quanti chiedono al Parco nuove opportunità: ma purtroppo
noi non vogliamo il dialogo o la condivisione, ma solo imporre le nostre assurde e dannose regole concentrando nelle nostre mani ogni potere economico e decisionale. E sapendo che almeno all’Elba non ce lo consentiranno tanto facilmente, anzi, sapendo che sarà proprio dura, continueremo ad osteggiare o almeno a non sostenere qualunque proposta alternativa condivisa. Niente divieti alle paranze, e che imperversino tranquille. Che ben vengano i fanghi di Bagnoli, noi resteremo zitti e plaudenti. E speriamo che le zecche imparino a nuotare, così che anche l’area-bidé di Cala Giovanna si possa finalmente
restituire al Regno di Nettuno. Con le T. o con le S?

_________________
Che cosa c'é da aspettarsi da chi come me non sa adeguarsi a sette, mafiette, etichette? Mi piace sapermi diverso, piacere perverso che riverso in versi su fogli sparsi, nei capoversi dei giorni persi nei miei rimorsi. Godo se penso all'amaro che mastica chi pronostica la fine della mia vitalità..
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Re: Profondo blu nel Parco dell’Arcipelago Toscano

Messaggio  Epicuro il Dom Ago 31, 2008 6:33 pm

Boiadé visir.. e io che pensavo di andarci pesantuccio... Shocked Very Happy Shocked Very Happy
A proposito di paranze, ieri pare che i ragazzi della finanza ne abbiano pizzicata qualcuna, dalle nostre parti.. bravi, peccato solo che le multe restino poca cosa, al confronto dei ricavi....ma sempre meglio di nulla...

Magari i nostri scritti faranno incazza' qualcuno, ma magari serviranno da sveglia, chissà...
Certo che se agissero davvero come parlano, sarebbe un bel colpo. Montecristo, Pianosa, Giannutri, Gorgona stessa.... gente da tutto il mondo a immergersi, in tutte le stagioni o quasi... oh, tutto regolamentato e contingentato, è chiaro... si fa un bel bando... ohiohi... che mi salta in capo.... facevo pe' di'...

E la garanzia che se qualcuno ci molla una rete o si fa un giro col fucile lo si becca in du' balletti...
Si, vabbè... e i Vips? Finita la pacchia.... Very Happy Very Happy Very Happy
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