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MONTECRISTO: isola inviolabile? O no?

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MONTECRISTO: isola inviolabile? O no?

Messaggio  Visir il Gio Ago 14, 2008 5:53 pm

"APRIRE MONTECRISTO A UN FLUSSO LIMITATO DI VISITE"
di Ruggero Barbetti (ex commissario del Parco nazionale)


Sulla stampa locale leggo in questo periodo diversi articoli che parlano della possibile istituzione di un Area Marina Protetta (Amp) intorno all’Elba.
Per semplicità non voglio qui parlare delle altre isole, se non con un piccolo accenno su Montecristo. Non sono assolutamente d’accordo con il sindaco di Portoferraio e quindi con il Consiglio Comunale, che ha votato un Regolamento Urbanistico che ha previsto una zona A intorno a Montecristo. Già il Piano del Parco approvato durante la gestione commissariale prevede a terra, oltre alla zona A, anche una Zona B subito dietro Cala Maestra mentre, per quanto riguardava il mare, l’idea mia e dei miei collaboratori è sempre stata quella di una Amp intorno a Montecristo che sostituisse gli incomprensibili vincoli odierni e aprisse una parte del mare dell’isola ad un flusso disciplinato di visitatori. Questo potrebbe avvenire attraverso l’istituzione di una zona “B speciale” dove i diving dell’Elba potrebbero portare i loro sub e dove le imbarcazioni anche private potrebbero ormeggiare.
Basta con l’isola per pochi eletti!
E’ con questo spirito, uno spirito non proibizionista ma che voleva cogliere tutte le opportunità auspicate da una equilibrata istituzione dell’Amp, che ci siamo allora mossi sia come Parco che come ministero.
Purtroppo leggo troppe volte che la proposta da cui si vuole partire è quella del Ministero del 2005 (ministro Matteoli), quasi a voler far credere che quella avesse valenza politica e che fosse la proposta concordata tra i Comuni, il Parco e il Ministero. Niente di più falso.
Quella è solo la proposta che è uscita dagli uffici tecnici del ministero e che deriva esclusivamente da studi scientifici effettuati negli anni passati.
Invece il Parco era andato molto più avanti e grazie alla delega di coordinamento dei lavori, aveva fatto quello che deve fare la politica, e cioè aveva interfacciato la indicazione ministeriale di istituire una Amp con le esigenze sociali, economiche e politiche del territorio, andando ad elaborare, in collaborazione con i comuni, una condivisa proposta di perimetrazione e zonazione a mare.
Contemporaneamente era anche stato elaborato, in collaborazione con il ministero, uno schema di decreto istitutivo dell’Area Marina Protetta le cui norme erano e sono a garanzia dei residenti, dei proprietari di abitazioni, dei turisti e dei pescatori subacquei dell’Arcipelago. Perché attenzione, la cosa più importante sono le norme: sono le norme che disciplinano le zonazioni.
Quindi parlare di zone A,B,C o D senza parlare di norme è errato e fuorviante.
Quindi che cosa voglio dire: voglio dire che la proposta da cui si vuole partire oggi è già sorpassata, e altro non è che una proposta unilaterale elaborata dagli uffici tecnici del ministero e che doveva essere utilizzata solo come base di partenza per iniziare una discussione su dati scientifici ma che non è mai stata condivisa politicamente da nessuno perché essendo una proposta scientifica non doveva e non poteva essere condivisa politicamente da nessuno.
Rimane comunque il fatto che per me non era allora e non è oggi una proposta accettabile per l’Elba. E inoltre partire da quella proposta vorrebbe anche dire non prendere in considerazione tutto il lavoro già fatto dal Parco e dai comuni.
Se non ci sono motivi ostativi, a me oggi sconosciuti, ritengo che vada recuperata la proposta di perimetrazione e di zonazione allora concordata con le amministrazioni elbane (eccetto Marciana che fu per un no netto); così come va recuperato lo schema di decreto concordato tra il Parco ed il ministero. Da lì bisogna partire per raggiungere un obiettivo che deve essere condiviso con e dagli elbani.
Sicuramente le Amp possono rappresentare un mare di opportunità, ma non bisogna mai dimenticare che non solo lo sviluppo ma anche la conservazione deve essere sostenibile.
Se il percorso istitutivo non dovesse essere partecipato ma soprattutto condiviso, allora sarà necessario che venga fatta una consultazione popolare affinché i cittadini possano dire la loro su provvedimenti che se troppo restrittivi o comunque sbagliati potrebbero penalizzare il loro futuro. E non mi si venga a replicare che i sindaci hanno già il mandato popolare. I sindaci passano ma le comunità restano e, se non sbaglio, nessuna comunità elbana ha dato a questi sindaci il mandato di istituire un’area marina protetta nel nostro mare.

TEnews, 8 aprile 2007

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