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Storia della raccolta firme del settembre 2007

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Storia della raccolta firme del settembre 2007

Messaggio  Visir il Lun Ago 18, 2008 8:51 pm

Cronistoria...
Fino alla fine di maggio 2007, non mi ero mai interessato della questione AMP.
O meglio, semplicemente non la conoscevo.
Ad una riunione convocata dagli Albergatori, prendo visione delle regole, partendo da una posizione decisamente favorevole. Ma più leggevo, più studiavo la faccenda, meno mi convinceva.
E mi rendo conto che, se avessi "lasciato fare", avremmo corso dei serissimi rischi: limitazioni assurde, pochi vantaggi e tante future difficoltà, sia per la normale fruibilità del mare che per le inevitabili ricadute in campo turistico. Limitare, cioè allontanare tante categorie comporta vantaggi solo se si è in posizione talmente privilegiata da poterselo permettere. E non è il nostro caso.
A metà giugno, parlo ad una riunione dell'Ass. Albergatori e illustro tutti i miei dubbi; a fine giugno intervengo ad una riunione pubblica a Seccheto, presente Tozzi.
Da allora, metto insieme una prima lettera, indirizzata a tutti i Sindaci, pregandoli di tenere nel dovuto conto alcune osservazioni che mi sembravano basilari...



Ultima modifica di Visir il Lun Ago 18, 2008 9:10 pm, modificato 2 volte

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La lettera ai Sindaci: prima parte

Messaggio  Visir il Lun Ago 18, 2008 8:59 pm

La lettera ai Sindaci è stata pubblicata sui giornali on-line, in alcuni casi, in una versione appositamente "ridotta".
Qui vi posto la versione integrale, divisa in due parti perchè il Forum non consente un post unico.

prima parte

Illustrissimi Sigg. Sindaci,
come Amministratore Unico della Marina 2 srl, gestisco, oltre all’Hotel Marina 2, uno fra i primi 10/12 alberghi dell’Isola, quantomeno per capacità ricettiva, anche l’Acquario dell’Elba, ai primissimi posti fra le strutture più visitate della Provincia di Livorno. Nel tempo, senza chiedere nemmeno una lira di finanziamento a nessuno, se non al pubblico che ha avuto la bontà di pagare il biglietto, abbiamo raggiunto una certa notorietà, anche internazionale. Abbiamo dato visibilità all’Elba con oltre 20 passaggi su TV, radio e stampa nazionali ed internazionali. Restiamo aperti circa otto mesi all’anno, dei quali almeno tre in perdita, solo perché ci sembra giusto fornire un “servizio” alla comunità. Le scuole dell’Isola possono venire a visitare l’Acquario GRATIS, e forniamo anche un servizio di guida. Da sempre collaboriamo con il Corpo Forestale la Capitaneria di Porto per la salvaguardia delle Tartarughe marine, non solo senza alcun compenso ma totalmente a nostre spese. Tutti, o quasi, gli animali che popolano le nostre 100 vasche provengono da “scarti” della pesca professionale: se non fossero in Acquario sarebbero morti. Le schede illustrative sono scritte da me personalmente, con continui riferimenti alle particolarità locali e alle necessità di salvaguardia delle varie specie. Ritengo pertanto di portare un piccolo contributo alla nobile causa della salvaguardia dell’ambiente marino, consentendo anche a chi non ha modo di poterlo apprezzare da vicino, per limiti di età o di capacità, di conoscere ed apprezzare le meraviglie del mondo sottomarino.
Sono pescatore professionista, nonché appassionato di subacquea, nautica e pesca sportiva.
Ritengo pertanto doveroso esprimere la mia opinione riguardo all’istituzione della tanto controversa AMP.

PREMESSA: PARCO E AMP
E’ assolutamente evidente che l’opposizione “senza se e senza ma” di una larga parte della popolazione, così come i legittimi dubbi di chi potrebbe anche essere favorevole, derivi dalla totale mancanza di fiducia nelle “istituzioni” dovuta, o almeno fortemente agevolata, dai seguenti fattori:
- l’istituzione del PNAT, decisa ed attuata senza un minimo coinvolgimento popolare;
- l’esperienza effettiva del PNAT, commissariato per anni, senza fondi, in balia di beghe politiche estranee alla realtà locale, incapace di risolvere perfino i problemi più urgenti (vedi cinghiali e/o mufloni), praticamente inconsistente come veicolo pubblicitario sia fuori dal territorio (iniziative per attrarre i turisti) sia sul territorio (case del parco perennemente chiuse che si aprono “per miracolo” solo all’arrivo di qualche Autorità, sentieri abbandonati – e la denuncia è di Legambiente.. - cartellonistica vetusta e fatiscente, abbandono delle campagne e relativa mancata pulizia dei fossi ecc. ecc.);
- l’allucinante gestione di Pianosa: le grandi aspettative che poteva portare la chiusura del carcere hanno prodotto solo lotte intestine fra i Potenti coinvolti con una fruibilità turistica e culturale scarsissima che, spesso e volentieri, vedi l’appena trascorso mese di giugno, ha visto le già poche e limitate opportunità di visita completamente paralizzate da pastoie legal-burocratiche; lo stato di degrado delle strutture edilizie e civili esistenti e tutti i problemi “naturali” (ratti, zecche…) lasciati irrisolti…. Senza contare che i vincoli a mare, una volta tolta la vigilanza da terra dalle Guardie Penitenziarie, hanno consentito di trasformare le acque dell’isola in una sorta di paradiso per bracconieri.

Per contro, molti dei “favorevoli” alla nascita dell’AMP sono probabilmente rimasti abbagliati, e presto disillusi, da una certa propaganda che presentava zone A aperte a tutte le attività e deroghe un po’ su tutte le norme generalmente previste..
La REALE situazione, purtroppo, è che perfino navigando in internet, ormai primario ed indispensabile strumento di informazione, è alquanto difficile capirci qualcosa nelle altre AMP già in funzione, vuoi per mancanza assoluta di informazioni (siti inesistenti o addirittura scaduti – vedi http://www.ampegadi.it ) (nota odierna: il direttore dell'amp s'è incazzato a bestia.. ,poi, parlandone per mail, mi ha confermato che si trovano persi fra burocrazia e attese, e che si fanno un culo così per tirare avanti la baracca... ), vuoi per la difficoltà oggettiva a capirci qualcosa in siti esistenti ma nebulosi – vedi: http://www.isole-pelagie.it/ .
Quello che non è difficile capire è che regna la massima confusione.
La tanto blasonata AMP delle Cinque Terre, spesso citata come riferimento anche dal Presidente Tozzi stesso, impone vincoli e soprattutto terrificanti trafile burocratiche che definire anacronistiche o assurde è poco.Alle Cinque Terre, nelle zone A e B, è in pratica, per un povero turista, praticamente tutto, o quasi, vietato. Quel poco che è consentito, lo è solo previa adeguata “autorizzazione”. E per un residente o “equiparato” sono obbligatorie le già citate trafile burocratiche. Leggete l’interessante articolo del Sole 24 ore del 05-08-2005 che potete trovare all’indirizzo:
http://www.viaggi24.ilsole24ore.com/rep ... 626937.php o l’equivalente articolo del Corriere della Sera del 28.07.2005 all’ indirizzo http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cron ... erre.shtml

Per uscire dalla confusione, ritengo necessario:
A) Una gestione del problema assolutamente unitaria, che prescinda dai colori politici, da parte di tutti i Comuni.
La gestione unitaria è indispensabile per armonizzare la zonazione, che deve tenere conto delle vicinanze geografiche e delle realtà economiche più che delle pertinenze amministrative. Il Comune di Capoliveri, per fare un esempio, non dovrebbe decidere da solo sulla zonazione della Secca di Fonza, posizionata a 5 minuti di gommone dal porto di Marina di Campo e ad alcune miglia dal …. “non porto” di Capoliveri. Lo stesso discorso vale ovviamente per la pesca professionale, essendo logico che eventuali divieti lungo le coste del Capoliverese coinvolgano i pescatori di Porto Azzurro e di Campo. Le divisioni politiche, fra Comune e Comune come fra Maggioranze e Opposizioni, sarebbe bene venissero temporaneamente accantonate.

B) La contemporaneità, o almeno dei seri e preventivi accordi, fra l’istituzione dell’AMP e la stesura del relativo Regolamento. Non ci devono essere gli spazi per cattive sorprese.

C) Ove fosse possibile, l’equiparazione, ai fini della zonazione, delle isole amministrate dei Comuni elbani (Pianosa e Montecristo) e delle aree pertinenti (Secca di Mezzo Canale e Secca delle “pezze di casa” a Pianosa e Formiche di Montecristo)
Pianosa e Montecristo rappresentano, credo, le più grandi e “vietate” zone A del Mediterraneo. L’introduzione di nuove limitazioni per l’Elba dovrebbe, come logica contropartita, aprire la strada ad una, certamente parziale, limitata e “super-ecologica”, possibile riapertura al pubblico di due gioielli che ora stanno chiusi in una cassaforte senza poter essere ammirati. La balneazione, civile e regolata deve essere consentita (ai più esperti di me decidere in quali e quante parti dell’isola), e una graduale apertura di punti per immersioni, guidate e contingentate, non toglierebbe proprio nulla alla protezione: anzi, proprio la fruibilità di posti incontaminati può far risaltare le meraviglie del mare e stimolare la voglia di tutelarle! Fermo restando il divieto di qualsiasi forma di pesca, ovviamente.
L’inserimento della secche citate in zona D, escludendo le marinerie del continente, compenserebbe i pescatori professionisti della “perdita” di alcune aree di pesca sull’Elba.

D) L’assoluta certezza dei fondi a disposizione per la futura gestione dell’AMP: opere di sorveglianza, disinquinamento e non-inquinamento, rimborsi per la riduzione dello sforzo di pesca, posa in opera e manutenzione della necessaria segnaletica a mare e di un’adeguata campagna informativa a terra. Se alle cinque terre ci sono due battelli raccogli-pattume, all’Elba ne servono come minimo otto, e dopo ogni mareggiata il lavoro, purtroppo, non mancherebbe.
In ogni caso, credo che nessuno voglia ripetere l’esperienza economica del PNAT…

E) Priorità assoluta alla sistemazione del sistema fognario.
La legge 394/91 vieta nelle aree marine protette, al punto (F): ogni forma di discarica di rifiuti solidi e liquidi.
Istituita l’AMP, credo sia possibile ed automatica la denuncia alla Magistratura di qualunque scarico a mare. Non entro nella polemica su chi deve realizzare e far funzionare i depuratori, se i Comuni, la CM, il Parco o il Padreterno: AMP o no, analisi della Goletta Verde o dell’ARPAT, è una PRIORITA’ ASSOLUTA.

F) Coinvolgimento dei Cittadini. Attenzione: se l’istituzione del PNAT andava a colpire, fondamentalmente, gli interessi dei cacciatori, che per quanto agguerriti erano comunque una minoranza, una cattiva AMP, che non armonizzasse le necessità di tutela con una adeguata fruibilità del mare, potrebbe coinvolgere direttamente gli interessi della stragrande maggioranza della popolazione elbana…Ascoltate i vostri Cittadini e non permettete che nessuna imposizione cali dall’alto. In Democrazia, la maggioranza vince, e le Minoranze vengono comunque tutelate.

G) Rispetto per il turista: non facciamoci strane illusioni sull’arrivo di un fantomatico turismo “di qualità”: l’Elba vive solo di sano e popolare turismo balneare, fatto di sole e mare, spiagge libere e attrezzate, calette isolate e scogli piatti, nuotate in acque pulite, snorkeling e subacquea, pesca sportiva e cacciucchini fatti in casa, barche a vela e gommoni. Con la logica esclusione della pesca professionale, tutte le altre attività ludico ricreative non devono prevedere distinzioni fra residenti e ospiti.


(segue)
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Re: Storia della raccolta firme del settembre 2007

Messaggio  Visir il Lun Ago 18, 2008 9:06 pm

seconda parte

PROPOSTA DI ZONAZIONE e RELATIVO REGOLAMENTO:

ZONE A: Limitate a Pianosa e Montecristo. E’ inutile volere delle “zone A” in cui poi autorizzare questo e quello. Se protezione integrale deve essere, che tale sia. Ma non in un isola turistica. Ancor di più in considerazione che le aree più pregiate, proprio perché adatte ad ospitare grandi quantità di pesci ed altri organismi marini, sono ovviamente le più interessanti da visitare.
ZONE B: Di fatto, possono corrispondere ai punti di immersione utilizzati dai Diving. Individuabili nelle immediate vicinanze delle secche e delle pareti a coralligeno più importanti. Per conoscenza diretta, nella costa Sud: punta di Fetovaia, secca di Fetovaia, secca di Capo Poro, secca di Fonza, le Coralline, scoglio della Corbella…
Aree molto piccole, da delimitare con boe appropriate, dotate di punti di ancoraggio fisso.
Chiuse a qualunque forma di pesca, ma aperte liberamente, senza la necessità di formalità burocratiche o permessi, alla balneazione e alla subacquea.
Nessuna differenza fra residenti e ospiti.
ZONE C: Scelte con cura, limitate ad aree di dimensioni medio-piccole, e con un’adeguata distribuzione lungo tutta la costa, possono includere bassifondi a Posidonia o altre tipologie di fondale di particolare rilevanza per la biodiversità o per la riproduzione di specie ittiche. A titolo esplicativo, la baia di Galenzana a Campo. In queste zone, come unici ma logici vincoli, si potrebbe regolamentare l’ancoraggio, limitare la pesca sportiva con attrezzi diversi da canna o lenza, limitare la pesca professionale con periodi di fermo e divieto di reti a maglie fitte (sempre da concordare fra pescatori ed esperti del settore).
ZONA D: La più anomala zona, inesistente altrove, è la vera chiave di volta dell’AMP Elba.
Vietato lo scarico di materiali inquinanti e vietata la pesca a strascico. Semplice ed efficace.


ATTIVITA’ CONSENTITE E VIETATE:
a) balneazione:
libera ovunque e per tutti
, nel rispetto delle Ordinanze della Capitaneria, che devono essere adeguatamente pubblicizzate. Esclusa dalle zone A di Montecristo e Pianosa.

b) subacquea:
come per la balneazione. Le leggi in vigore, se applicate, sono sufficienti a garantire una adeguata salvaguardia dell’ambiente
. Le immersioni guidate organizzate dai Diving sono sicuramente la formula migliore e da incentivare per godere appieno delle Zone B, ma un sub dotato dei necessari brevetti non dovrebbe essere obbligato a pagare per aggregarsi. Se si riaprissero invece Pianosa e Montecristo, sarebbe logico limitare l’accesso ad un numero di subacquei contingentato ed affidato a Centri Diving selezionati.

c) pesca professionale e acquacultura:
1) Protezione, lungo tutto il perimetro dell’Isola d’Elba e per non meno di 2 miglia, meglio se 3, dalla pesca a strascico e dalla pesca professionale di qualunque tipo esercitata da imbarcazioni provenienti da altri compartimenti. Richiesta di garanzie riguardo alla reperibilità, presente e futura, dei fondi necessari ad una adeguata sorveglianza diurna e notturna, senza la quale ogni altro sforzo di protezione sarebbe vano.
2) Costituzione di un tavolo di trattative con i pescatori locali volto alla diminuzione delle licenze in essere, al loro contingentamento, alla riconversione di un certo numero di piccole imbarcazioni (quelle maggiormente legate alla pesca sottocosta) verso attività di sorveglianza e gestione. Concertazione con gli stessi pescatori di iniziative di tutela della fauna marina, incentivate economicamente, quali ,ad esempio, l’aumento della misura minima delle maglie delle reti o l’istituzione di periodi di fermo pesca limitati a determinate specie in periodo riproduttivo.
3) Chiarire il ruolo dei, peraltro credo pochi, pescatori sub professionisti. Per quanto ne so, credo si dedichino in pratica unicamente alla pesca del Corallo rosso, specie bella e preziosa quanto rara e da proteggere. Argomento che non io non conosco ma che va esaminato.
4) Considerare che sull’isola operano una decina di Zaccarene o Ciancioli, dedite alla pesca con reti da circuizione. La pesca si svolge prevalentemente su branchi di pesci di passo, e le leggi esistenti impongono già severe limitazioni riguardo alla profondità di cala. L’eventuale accorpamento alla pesca a strascico, con conseguente divieto entro le tre miglia, non apporterebbe grande vantaggio alla salvaguardia, ma metterebbe in difficoltà le barche che si troverebbero nell’impossibilità di lavorare “a ridosso” nelle giornate di cattivo tempo.
Si deve inoltre considerare che la pesca, al contrario delle paranze che operano in movimento, viene effettuata a barca ferma, e che quindi non dovrebbe essere difficile per gli organi di controllo reprimere gli eventuali abusi.

Nota aggiuntiva: l’acquacultura viene praticata nelle aree più protette dell’Arcipelago, a Gorgona come a Capraia. Se si vuole diminuire lo sforzo di pesca, sarebbe una buona opportunità per convertire il lavoro di qualche pescatore, non mi sembra perciò logico escluderla a priori.

d) pesca sportiva di superficie:
1) La pesca sportiva conta svariati milioni di appassionati, dal bambino con la lenza a mano, al pensionato che trascorre le sue giornate sul barchettino, agli amanti di specialità agonistiche come il surf-casting o tecnico-tecnologiche come la traina o il drifting. Assai radicata in tutta l’isola è la passione per il bolentino (pesca dalla barca con canna o lenza a mano) e per la pesca dei Totani (in italiano Calamari, Loligo vulgaris, n.d.r.). L’indotto economico derivante dalla vendita di attrezzature, barche, esche ecc. è, già da solo, certamente superiore all’impatto del prelievo ittico: è sufficiente controllare il “carniere” medio di un pescatore dilettante e confrontarlo con il pescato di un qualsiasi peschereccio per rendersene conto. Ma la questione principale è data dalla necessità, per un posto turistico, di dare adeguata accoglienza a TUTTI, e quindi anche ai turisti amanti della pesca sportiva. I quali non devono essere trattati diversamente, sull’Elba, da come vengano trattati in Sardegna o all’Argentario. Quindi, niente licenze o permessi, tantomeno a pagamento (un mese di permesso di pesca nel Parco Nazionale della Maddalena costa 78,00 euro) e, in ogni caso,
qualsiasi sperequazione fra residenti e ospiti dell’Isola è inaccettabile, se non altro per il rispetto che dovremmo avere per la mano che ci nutre. La pesca sportiva è regolata da precise leggi, come da tradizione italica spesso inadeguate, misconosciute o confuse: peraltro esistono, e compito dell’Ente Gestore dovrà essere semplicemente quello di renderle più visibili e successivamente, di farle applicare, ponendo fine ad ogni forma di “bracconaggio sportivo”nonché al “mercato del pesce” attuato da un certo numero di pescatori professionisti senza licenza che si fingono pescasportivi.
Anche in questo caso, un tavolo di concertazione con rappresentanti del mondo scientifico e dei numerosi Circoli di pesca sportiva locali potrebbe portare alla stesura di regole “ad hoc”, ove le Leggi italiane siano carenti, e cito ad esempio le misure minime della Mormora o della Ricciòla (Leccia in “elbano”) fissate anacronisticamente in 7 cm., o per la regolamentazione della pesca a specie poco comuni o minacciate, come le Cernie o le Corvine fra i pesci e la Magnosa o Cicala fra i crostacei.

e) pesca sportiva subacquea:
In linea di principio, vale esattamente lo stesso discorso fatto per la pesca sportiva di superficie. Quella che è, indiscutibilmente, la più sportiva e selettiva forma di pesca dilettantistica, disciplinata da una federazione affiliata al CONI , ha sull’Isola una particolare valenza storico-culturale, derivata dal prestigio di campioni come Carlo Gasparri e Renzo Mazzarri e di Circoli come il Teseo Tesei di Portoferraio. La legittimità dell’esclusione della pesca sub dalle AMP è ampiamente contestata, a mio parere con molte ragioni (vedi, ad esempio: http://www.dapiran.it/art.aspx?id=VAR0140 )
Indubbiamente, però, l’impatto della pesca sub sulla “confidenza” dei pesci in generale e di quelli stanziali in particolare non va molto d’accordo con lo sviluppo di una subacquea moderna fatta di osservazione e compiacimento e non di prelievo.
Pertanto, un divieto di pesca subacquea nelle zone B e C, che potrebbe essere tranquillamente accettato, così come, supponendo che l’AMP porti ad un adeguato ripopolamento il mare, rendendolo così “meta ambìta” e privilegiata, potrebbero essere accettate norme più restrittive, ad esempio il divieto di pesca alle Cernie, o anche,come accade in Corsica, la necessità di dotarsi di una autorizzazione della Capitaneria, che sostanzialmente ti obbliga solo ad avere una assicurazione e a conoscere le Leggi.
Nella restante zona D, pesca sub libera per tutti, come regolamentata dalle Leggi in vigore, che se applicate rendono pretestuosa qualunque presunzione di incompatibilità con il turismo balneare, obbligando i pescatori al rispetto di severe norme di sicurezza (vedi: http://www.apneamagazine.com/articolo.php/1669 )

f) Piccola nautica da diporto:
La piccola nautica da diporto, fatta di gozzi, gommoni e barchettini vari, è caratteristica di qualunque costa marina mediterranea. Giustamente regolamentata dall’Ordinanza Balneare che le Capitanerie emettono ogni estate, e dalle solite Leggi nazionali a volte assurde (per condurre un motoscafo dotato di motore da 40 hp. non servono patenti, né alcuna conoscenza delle norme basilari di navigazione; per contro per ottenere una patente nautica di base bisogna spendere cifre astronomiche e conoscere astrusità come la rotta ortodromica o i fanali speciali esposti da un dragamine in opera di sminamento…) costituisce un indispensabile risorsa per il turismo elbano.
La ricerca della classica “caletta isolata” non può e non deve essere sottoposta ad alcun vincolo ulteriore rispetto a quelli esistenti.
L’ancoraggio, effettuato di solito su bassifondi nei pressi di scogliere o cale, non danneggia praticamente in alcun modo la preziosa Posidonia,che, come possiamo leggere nel rapporto relativo presente sul sito del PNAT:
“Posidonia oceanica circonda praticamente tutto il perimetro dell’isola …I limiti superiori delle praterie in genere si pongono intorno i 5 metri di profondità……
Le praterie appaiono generalmente in buone condizioni; solo nelle aree più antropizzate, quali i golfi di Portoferraio e di Porto Azzurro, sono stati rilevati limitati fenomeni di regressione. Aree danneggiate sono state rilevate anche nei pressi della zona mineraria di Rio Marina.”
Le limitazioni tipiche delle AMP, di velocità e di distanza dalla costa, sono difficili da interpretare e da gestire: quanti sono i gommoni dotati di contanodi, e quante sono le persone dotate di radar biologico in grado di calcolare l’effettiva distanza dalla costa? Come ho già detto, la Capitaneria di Porto emette una precisa “Ordinanza di sicurezza balneare” che fissa in maniera accurata le norme di comportamento da seguire. E non occorre altro.

g) Nautica da diporto:
Chiaramente, a seconda dell’inclinazione economica di un Comune o di un singolo cittadino, l’arrivo di una barca da diporto può essere visto in maniera diversa. A Marciana marina, Portoferraio o Porto azzurro, località dotate di validi porti turistici e di zero spiagge (o quasi), fa certamente piacere. A Campo, dove la più grande spiaggia dell’Isola è abbinata ad un porticciolo ben poco ospitale, molto meno. Ad un albergatore, al gestore di una spiaggia attrezzata o al semplice bagnante, può dare più che altro fastidio. Ad un ormeggiatore, a un benzinaio, a un ristoratore o al gestore di un negozio di alimentari può fare piacere.
Come trovare un punto di incontro? La recente proposta (o Legge?) di vietare l’ingresso nelle AMP alle barche prive di motori “ecologici”, vasche di contenimento per liquami ed altre bellissime dotazioni anti-inquinamento mi pone un dubbio. Se tutte queste, per altro civilissime norme, venissero applicate ai COSTRUTTORI di barche, in modo che in futuro TUTTI I MARI fossero più puliti, non avrei difficoltà a plaudere all’iniziativa. Ma, secondo voi, è logico vietare l’ingresso nella nostra Isola a tutti quei “poveracci” che non hanno i soldi per comprarsi una barca nuova o ammodernare, compreso il cambio del motore, la vecchia?
La mia opinione: nautica libera, ma ben regolamentata ed organizzata. Porti dotati di adeguati punti di raccolta dei rifiuti, degli olii usati, delle batterie esauste, delle acque di sentina e delle eventuali acque nere.. (vedi: http://www2.minambiente.it/sito/settori ... ogiche.pdf )
Spiagge protette da boe di segnalazione ma anche dotate di corridoi per i tender e per la piccola nautica, per consentire a tutti di raggiungere un bar dove prendere un caffè o fare i propri “bisogni” senza recare pericolo o disturbo ai bagnanti.
Ormeggi fissi, ove consigliato dalle caratteristiche del fondale.
E naturalmente, la solita stretta sorveglianza per impedire qualunque abuso.

Con la speranza che il mio piccolo contributo possa esservi utile, e con i migliori auguri di buon lavoro.
Yuri Tiberto

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Re: Storia della raccolta firme del settembre 2007

Messaggio  Visir il Sab Ago 30, 2008 1:53 pm

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Re: Storia della raccolta firme del settembre 2007

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Re: Storia della raccolta firme del settembre 2007

Messaggio  Visir il Sab Ago 30, 2008 2:07 pm

LE BASI DEL NO ALL’ AMP DELL’ISOLA D’ELBA

prima parte:

- L’AMP, per legge, verrebbe affidata alla gestione dell’Ente Parco.
Anche dando la massima fiducia alla nuova Amministrazione ed al nuovo Consiglio Direttivo, credo che il Parco debba ancora affrontare e, si spera, risolvere, talmente tanti problemi “a terra” che aggiungere ulteriore carne al fuoco sarebbe quantomeno avventato e prematuro.

- La successione temporale prevista fra l’istituzione dell’AMP e l’emissione del relativo Regolamento, soprattutto guardando agli esempi pratici, comporta un alto numero di rischi: nelle AMP già istituite sono solitamente trascorsi anni prima dell’approvazione di Regolamenti, quasi sempre “provvisori per sempre”, con totale mancanza di informazioni chiare e conseguente disorientamento dei turisti come dei residenti; le norme
attuative possono poi facilmente stravolgere qualsiasi “promessa” fatta in fase
di istituzione
, ampliando o modificando le zonazioni o i vincoli. Voi vi fidate?

- Le AMP prevedono, sempre e comunque, un’inaccettabile
distinzione fra residenti e non residenti.
Inoltre, sempre e comunque, si
prevedono “autorizzazioni” che, come noto, spesso equivalgono a vessazioni e
favoritismi, senza considerare le perdite di tempo per le immancabili trafile
burocratiche. Ma qualcuno vuole capire che viviamo di turismo? Se andate al mare perché vi piace girare col gommone, fare immersioni o pescare, scegliereste un posto dove le regole del gioco sono chiare o dove rischiate di perdervi nei meandri della normativa, col pericolo di andare incontro oltretutto a multe salatissime?


Analizziamo ora la zonazione e le norme previste dalla bozza CDP:

Le zone A: “zone di riserva integrale, interdetta a tutte le attività che
possano arrecare danno o disturbo all'ambiente marino. Sono consentite in
genere unicamente le attività di ricerca scientifica e le attività di
servizio.”
(fonte: Ministero dell’Ambiente)

La proposta CDP non prevede zone A sull’Elba. Curiosamente, però, si mettono le
mani avanti, chiedendo la declassazione di 4 attività da vietate ad
autorizzate: balneazione, snorkeling, navigazione non a motore, ormeggio.
Modificare qualcosa che non ci sarà sarebbe come detto, assai curioso. Le
ipotesi pertanto sono due: o si suppone che un’AMP senza zone A non verrà mai
accettata (non esiste, ad oggi, questa opzione in nessuna di quelle già
istituite) e a tal proposito vorrei ricordare che il Presidente Tozzi ha dichiarato che E’ impensabile un’area marina senza zone A” (Tenews, 04.05.2007), o si pensa
di includere nell’AMP Pianosa e/o Montecristo, modificando le leggi attualmente
in essere (ricordo che le due isole “vietate” NON sono AMP) e rendendole “zone
A”. Nel primo caso, si tratterebbe pari pari di inganno ai danni dei cittadini:
se ci raccontano che non faranno una cosa, e poi invece la fanno… beh,
giudicate da soli. Ricordatevi però che nelle altre AMP, l’unica “concessione”
che è stata finora fatta riguarda la balneazione dei residenti alle 5 terre,
previa compilazione di un modulo di tre pagine..


Nel secondo caso, bisogna capire che le zone A sono concepite per una protezione assoluta, integrale e tassativa dello stato in essere delle cose. Andrebbero benissimo in qualche sperduta isoletta greca, mai antropizzata, rifugio per le delicatissime e sensibilissime foche monache (che a Montecristo, sia ben chiaro, NON CI SONO e mai più ci saranno). Ma sottomettere i nostri due gioielli più pregiati a norme “restrittive al
contrario”, tali da vietare il ripopolamento attivo (reimmettere specie autoctone e presenti in zona a scopo di ripopolamento!), la messa in sicurezza di opere esistenti (dovesse crollare il moletto del porticciolo..), le barriere sommerse con funzione antistrascico (Dio sa quanto Pianosa ne avrebbe bisogno!), e perfino il restauro ambientale o il ripristino delle spiagge (sembra incredibile ma è purtroppo vero: è come se per tutelare un bosco, si vietasse di ripiantare alberi, magari bruciati in un
incendio…), francamente mi sembrerebbe una sciocchezza colossale.

Le zone B: di riserva generale, dove sono consentite, spesso regolamentate e autorizzate dall'organismo di gestione, una serie di attività che, pur concedendo una fruizione ed uso sostenibile dell'ambiente influiscono con il minor impatto possibile. Anche le zone B di solito non sono molto estese.” (fonte: Ministero dell’Ambiente)

La proposta CDP prevede ben 9 zone B sull’Elba. Il fatto che
siano “non molto estese” è soggettivo: ad occhio, tolta la grande zona C
dell’Enfola, sembrerebbero più o meno estese come le zone C.

Qui inizia però il dedalo delle normative. Se nella “legge”
originaria si pongono alcuni divieti e
numerose “autorizzazioni”, ecco che nella proposta CDP il tentativo di
ammorbidire le regole si rivela un boomerang che riesce unicamente a creare fastidi
inutili senza per contro offrire benefici.

Cerco di spiegarmi, analizzando una ad una le singole voci:

Nautica: facciamo ora un esempio di come complicare la vita a noi ed ai nostri turisti, senza ottenere alcun beneficio pratico.
Con le modifiche apportate dalla CDP, la navigazione, tanto a vela quanto a
motore, sarebbe sottoposta alle seguenti regole, valide sia in zona B che C:
“consentita a 5 nodi entro 300 metri dalla costa, e a 10 nodi tra i 300 ed i
600 metri dalla costa, sempre in assetto dislocante.”

Tale dizione si ripete per ben 5 diverse norme: navigazione a remi, a pedali
(hai bell’e planato..) ecc.; navigazione a motore; navi da diporto; visite
guidate e trasporto passeggeri; mezzi di linea e di servizio. Che la velocità
di navigazione o il tipo d’assetto di un’imbarcazione comporti sostanziali
benefici per i pesci o per l’ambiente acquatico mi pare poco sostenibile. Ci
sono tecniche di pesca alla traina che prevedono velocità sostenute e lenze
calate a 10/15 metri dalla poppa, in piena “scia”. Certo, all’aumento della
velocità corrisponde in genere un aumento del consumo di carburante, e di
conseguenza, dell’inquinamento. Ma è anche vero che se inquino a 600 o a 650
metri dalla costa il risultato non cambia. Può essere vero, al contrario, che,
a parità di distanza percorsa, un gommone in planata consumi, ed inquini, assai
meno che in assetto dislocante.
Gli unici problemi, a questo punto, sono relativi al traffico estivo, che peraltro è veramente sostenuto per pochi giorni all’anno, e alla convivenza coi bagnanti.
Allo scopo, la Capitaneria emette ogni anno, all’inizio della stagione
turistica, un’Ordinanza balneare che regolamenta tale convivenza, con norme in
genere simili in tutta Italia e con la dovuta attenzione alle specifiche realtà locali.
Quest’anno (non mi ricordo di provvedimenti simili in passato, ma posso
ovviamente sbagliare), in sovrappiù, è stata emessa l’Ordinanza n° 24/2007,
relativa ai limiti di navigazione, valida da maggio a settembre, che recita:

a) È fatto obbligo alle unità da diporto propulse a motore di navigare a
velocità non superiore a 10 nodi e con lo scafo in dislocamento nella zona di
mare per una distanza di metri 500 dalle coste rocciose a picco sul mare e 1000
metri dalle spiagge.
b) È fatto divieto di navigare nella zona di mare per una distanza di 250 metri
dalle spiagge e 100 metri dalle scogliere nella fascia oraria compresa fra le 8
alle 20.

A questo punto però, supponendo l’entrata in vigore delle norme AMP, e
sommandole a quelle esistenti, un povero turista (noi residenti ci potremmo
anche abituare..), col suo bravo gommone, nel 99% dei casi non dotato di
contamiglia, né di carte nautiche, né di radar, né di GPS, dovrebbe calcolare
“a occhio” la sua posizione, la sua velocità e la distanza dalla costa, oltre a
determinare se si trova in zona protetta o meno…. Sempre che non
si decida di piazzare svariate centinaia di boe a delimitare ogni singola zona,
differenti per colore onde indicare zona B o C, con ulteriori boe a evidenziare
i 300 ed i 600 metri dalla costa…..a quel punto, più che in un’area protetta,
la sensazione sarebbe quella di trovarsi in una pista per go-kart durante una
gara di gincana…

Certo, esiste anche una terza via: non porre segnalazioni e attendere al varco gli incauti trasgressori con punizioni esemplari: in genere, le sanzioni partono da 1.032,00 euro…

In particolare, tutta l’area di Portoferraio,
fra zone B e C, lo Scoglietto che è B ma con norme a sé stanti, regolamenti
portuali ecc., ci si troverebbe in una terrificante jungla di di norme
differenti.
In alternativa, il nostro amico turista, invece di venire all’Elba, potrebbe
andare all’Argentario:
non avrebbe particolari problemi di velocità (io
almeno non ho trovato Ordinanze al riguardo), non dovrebbe sapere se si trova
in zona libera, B o C con conseguente calcolo della distanza da riva: dovrebbe
semplicemente sottostare alla locale Ordinanza balneare che recita “Durante la
stagione balneare, è vietato il transito di qualunque unità..nella zona di mare
per una distanza di 200 metri dalle spiagge e 100 metri dalle scogliere”. E
basta.

Navigazione navi da diporto, trasporto passeggeri e mezzi di servizio:
Per le navi da diporto, sarei veramente sorpreso se qualche povero miliardario si prendesse la briga di perdere tempo a richiedere autorizzazioni di sorta per transitare in zona B. Girerebbe tranquillo come sempre in tutto il resto dell’isola. Anche il trasporto
passeggeri o i mezzi di servizio (?) necessiterebbe di speciale “autorizzazione” per attraversare le zone B. Curioso, visto che le barche “normali” non ne avrebbero bisogno…

Ancoraggio: Proposta CDP: “consentito con la sola eccezione di aree particolarmente sensibili individuate e delimitate dall’Ente gestore.” Sembrerebbe una delle poche norme sensate. Peccato che si individui, nella mappa, UNA sola zona sensibile, assai vasta,
con popolamenti di Posidonia assolutamente simili o inferiori ad altre zone.
C’è un’importante settore a coralligeno, che occupa meno di un decimo dell’area
indicata, ma biotopi altrettanto importanti in cui vietare l’ancoraggio sono fortunatamente presenti a decine in altri punti dell’Isola. E ne hanno trovato UNO solo?

In tutte le aree a coralligeno più rilevanti andrebbe vietato l’ancoraggio libero, posizionando corpi morti naturali per ormeggi fissi!

Pesca sportiva:
la pesca sportiva è assoggettata a precise leggi. In particolare, è vietata la cattura di più di 5 kg. di pesce per pescatore, ed è vietata la vendita del pescato. Queste norme, se applicate, rendono certamente questa popolare attività sportivo-ricreativa decisamente poco impattante per l’ambiente marino. In zona B, fermo restando il divieto di pesca subacquea, secondo la proposta CDP verrebbero sostanzialmente declassati i
vincoli originari: pesca (solo con lenze e canne) per i residenti consentita, e
per i non residenti “autorizzata”.


Dell’assurdità della discriminazione fra residenti e Ospiti ho già detto nella mia prima lettera ai Sindaci: mordere la mano che ci nutre è stupido, vigliacco e controproducente. A complicare le cose, la CDP propone di “equiparare ai residenti i titolari di 2° case e i
domiciliati per almeno 3 mesi”. Supponendo che il titolare di 2° casa sia il Sig. Rossi Mario: come valutiamo parenti, conviventi, fidanzate, amici che magari vivono nella predetta 2° casa?

E poi, per ottenere questa benedetta “autorizzazione”, basterà compilare un lungo e noioso formulario come alle 5 Terre o si dovrà pagare salato come nel Parco della Maddalena?

Pesca professionale:
Abbiamo visto i limiti posti alla pesca sportiva. Ma non ci sono limitazioni
alla “piccola pesca artigianale” per i residenti. Forse ci si immagina un
vecchietto ponzese su di un barchettino a remi che cala 50 metri di tramaglio.
La realtà è la seguente:


MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI
DECRETO 14 settembre 1999 - Disciplina della piccola pesca. (GU n. 31 del
8-2-2000)

Per "piccola pesca" si intende la
pesca artigianale esercitata per mezzo di imbarcazioni aventi lunghezza
inferiore a 12 metri e comunque di
stazza inferiore alle 10 TSL e 15 GT.


Solo a Marina di Campo ci sono almeno 15 pescherecci che rispondono a tali requisiti.
Ognuno di essi mette in mare da un minimo di 2.500 fino ad oltre 9.000 metri di tramagli.
Aggiungiamo le barche di Portoferraio, Marciana Marina e Porto Azzurro, solo per citare i porti con le flotte da pesca più importanti, e facendo una media per difetto di 4.000 metri a barca, abbiamo un potenziale di 240.000 (duecentoquarantamila) metri di rete calabili nelle zone B.

In queste condizioni, preoccuparsi di autorizzare il bolentino di un “non residente”, è evidentemente assurdo. E soprattutto: senza zone A e con libera pesca professionale in B e C, mi spiegate cosa pensiamo di proteggere??

Immersioni subacquee:
la proposta CDP prevede la solita autorizzazione: sembrerebbe che il singolo sub
possa ottenerla dall’Ente gestore, e poi andarsene tranquillo sott’acqua, o tramite un centro sub residente. In pratica, si aggiunge solo il fastidio dell’ennesima formalità burocratica.

A quale scopo? L’unica ipotesi è il solito tentativo di spillare quattrini.

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Re: Storia della raccolta firme del settembre 2007

Messaggio  Visir il Sab Ago 30, 2008 2:08 pm

LE BASI DEL NO - seconda parte:

Le zone C: di
riserva parziale, che rappresenta la fascia tampone tra le zone di
maggior valore naturalistico e i settori esterni all'area marina
protetta, dove sono consentite e regolamentate dall'organismo di
gestione, le attività di fruizione ed uso sostenibile del mare di
modesto impatto ambientale”.
(fonte: Ministero dell’Ambiente)

La
zonazione prevista dalla CDP dimostra quanto poco si sia capito di come
è strutturata un AMP. Le zone C, sparse a caso quà e là non hanno
nessun senso. Come fanno a fare da “fascia tampone”? Presenterebbero pochissime limitazioni, tutte ridicole:
la già vista questione delle valocità nautiche, la sottilissima
dissertazione sul numero degli ami di un palamito posto da un residente
(la legge prevede già il massimale di 200 ami a
barca: mi porto moglie e bimbo a bordo e sono a posto. E se sulla barca ci
fosse un malefico “non residente”? Chi stabilisce se sta pescando o no? Può
piantare gli ami nel sughero?) e il successivo divieto di palamiti e nasse per
i soliti non residenti (intanto, tolto il turismo nautico, e in quel caso uno
va tranquillamente a mettere il suo bel palamito fuori dalle zone protette,
sono ben pochi i turisti che arrivano armati di nasse e palamiti per fare una
settimana di vacanza… al massimo ci può essere qualche pensionato, che però ha
quasi sempre la casa o sta più di tre mesi e diventa perciò “equiparato”).

La
proposta di patentino per la pesca sub in zona C è poi una vera chicca:
ma chi è il folle che affronterebbe il necessario iter burocratico solo
per pescare in 12 aree particolari?? Se ne va a pescare nei restanti
9/10 dell’Isola, cernie comprese. E se ne frega!!!

Altrettanto
geniale il ragionamento sull’acquacultura: intanto, vorrei sapere chi è
il fesso che decide di allevare specie “non di pregio”.. e poi, con
tutto lo spazio che rimane fuori dall’AMP, proprio in qualche zona C
devo posizionare l’impianto?


Le zone D:
Qui
non posso citare il Ministero. Le zone D non esistono, al momento, in
nessuna AMP. Erano state, giustamente, ipotizzate per l’Elba, forse
perché ci si rendeva conto della assoluta incompatibilità fra la nostra
isola e un AMP tradizionale.

La CDP, con l’evidente intento di
evitare che tutto il perimetro dell’isola fosse in qualche modo
sottoposto alla “giurisdizione” dell’Ente gestore, con conseguente
rischio di perdita di poteri o conflitti, sul demanio in particolare,
ha stabilito di eliminare la zona D,
richiedendo al contempo
l’istituzione di una fascia di rispetto di due miglia che allontanasse
la pesca a strascico e a circuizione. In questo modo tutto ciò che è
fuori dall'AMP ne è fuori.
Questo, se per un qualunque motivo non passasse la norma “anti-strascico”, e
autorevoli personalità come il Sindaco Peria hanno pubblicamente espresso
fondati timori al riguardo, corrisponderebbe a cambiarsi i calzini senza
lavarsi i piedi: chi o cosa impedirà ai "paranzellai" scorretti di
continuare ad arare i bassifondi di Golfo Stella, Lacona o Campo, rendendo vana
qualunque speranza di tutela?

Vorrei
ricordare alcune caratteristiche di questo tipo di pesca: lo strascico,
se attuato in maniera legale, dovrebbe essere limitato a fondali super
iori ai 50 metri di profondità, e anche in quel caso, inevitabilmente
vengono catturati migliaia di pesciolini che, non
avendo valore commerciale o essendo vietato commercializzarli (la misura minima
della
triglia, ad esempio, è di 11 cm.) sono di norma ributtati in mare,
ovviamente morti. Le reti, poi, arano in continuazione il fondo,
asportando rocce ed alterando inevitabilmente l’habitat di molti
animali marini.

In sovrappiù, la limitazione dei 50 metri di
fondo viene spesso violata, soprattutto se la conformazione dei
fondali, come ad esempio, guarda caso, in molte parti dell’Elba,
consente di tenere la barca sui 50 mt. e la rete…. un bel po’ più in
là!

Se invece la norma venisse attuata, volendo molto
ottimisticamente ipotizzare che l’AMP porti ad un meraviglioso
ripopolamento delle nostre acque, ecco che a qualunque peschereccio
sotto i 12 metri, proveniente da Piombino o da Livorno, sarebbe
assolutamente consentito venire a pescare in acque elbane, purchè
rispetti gli strani confini delle aree protette.

Questi sono i
fatti. Qualcuno vi verrà a dire che questo si cambia e quello si
modifica, e bisognerebbe sapere se in meglio o in peggio.

Io credo che, dovendo scegliere un abbigliamento protettivo, è molto meglio acquistare
casco,
visiera, giubbotto, pantaloni, guanti e calzature adeguate al livello
di protezione necessario rispetto ai rischi cui andiamo incontro.
Frugare nella soffitta del nonno, cercando di adattare il casco da esploratore,
la
visiera antizanzare, stringere il giubbotto e allargare i pantaloni
alla zuava, usare i guanti da sci per andare sott’acqua e le pinne al
posto delle racchette da neve, non credo proprio sia saggio.

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Re: Storia della raccolta firme del settembre 2007

Messaggio  Visir il Sab Ago 30, 2008 6:43 pm

UNA PETIZIONE E UNA PROPOSTA ALTERNATIVA

PREMESSA: PERCHE’ DIRE “NO AMP” NON VOGLIA DIRE “NO ALLA TUTELA”.

La prima, e più importante, cosa da chiarire è che chi scrive ritiene che una maggiore tutela del Mare, e dei suoi abitanti, sia assolutamente indispensabile, all’Elba come in qualunque altra parte del Globo.
Dal Mare è nata la Vita stessa, e da quel 70% di superficie terrestre ricoperta
dalle acque di Mari e Oceani dipenderà, con ogni probabilità, la stessa qualità
della nostra Vita futura.

Ma questa non è la sede adatta per parlare di cambiamenti climatici, surriscaldamento, sfruttamento intensivo o inquinamento globale.
Accontentiamoci di dare una svolta positiva alla gestione delle immense risorse
che il nostro “pezzo di azzurro” ha da offrire.

La petizione può essere firmata da tutti i Cittadini maggiorenni residenti negli otto comuni dell’Isola. Può anche essere firmata, a supporto, da tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’Elba, siano essi Elbani residenti altrove, proprietari di seconde case o
semplicemente frequentatori abituali.

Non si tratta di una raccolta di firme per un referendum o una proposta di legge, e pertanto non è necessario che le adesioni vengano certificate da un notaio o da qualche altro funzionario pubblico. E’ sufficiente che le firme siano raccolte e documentate con serietà, e se saranno numerose i Sindaci non potranno non tenere conto della volontà dei loro amministrati.

Ho diviso la richiesta in due parti:
a) con la prima firma, si chiede di
NON DARE LA DISPONIBILITA’ DEL COMUNE ALL’AMP ELBA

b) con la seconda firma, si
APPROVA LA PROPOSTA ALTERNATIVA DI YURI TIBERTO

PETIZIONE DI INIZIATIVA POPOLARE
Alla cortese attenzione degli Illustrissimi Signori Sindaci dei Comuni Elbani:

noi sottoscritti, Cittadini residenti, in merito alla prevista istituzione di una o più Aree Marine Protette nelle acque della nostra Isola,

CHIEDIAMO:
LA NON DISPONIBILITA’ DEI COMUNI ALL’ISTITUZIONE PER L’ISOLA D’ELBA DI AMP, così come concepita dalle relative Leggi istitutive. Nonostante tutti i tentativi di adattamento tentati dalla Comunità del Parco, è infatti evidente la non compatibilità con le realtà economiche, territoriali e sociali locali.

CONTESTUALMENTE, VI INVITIAMO, ricercando gli strumenti legislativi più idonei, a
rendere possibile il seguente programma di tutela dell’ambiente marino che
concilierebbe, a nostro parere, un ottimo grado di protezione ambientale con le
esigenze socio-economiche di un’ Isola strettamente dipendente dal turismo:

1) PESCA E ATTIVITA’ SUBACQUEE

a) divieto assoluto di pesca a strascico e di qualunque altro tipo di pesca professionale esercitata da imbarcazioni non elbane, con limite posto a non meno di due miglia dalla costa;

b) Individuazione, con la partecipazione di esperti del settore e
subacquei, preferibilmente locali, di un congruo numero di aree, di piccole
o medio-piccole dimensioni, caratterizzate da particolare valenza biologica
:
isolotti, scogli sommersi, secche, pareti a coralligeno ecc. - In tali aree, debitamente segnalate con apposite boe, dovrà essere vietata qualunque forma di pesca. Le attività subacquee saranno regolamentate tramite concertazione in primo luogo con i
diving locali, che dovranno garantire una corretta gestione, prevenendo abusi e
comportamenti scorretti e, se necessario, limitando il numero di accessi
giornalieri di subacquei.

A tutela dei fondali, l’ormeggio libero deve essere altresì vietato e pertanto ogni area protetta dovrà essere dotata di punti di ormeggio fissi.

c) La pesca professionale dovrà essere contingentata alle sole licenze in essere.

La Comunità del Parco dovrà richiedere al Ministero il rapido stanziamento di adeguati fondi “una tantum”, necessari ad una sensibile riduzione del numero delle imbarcazioni da pesca presenti sull’Isola. Molte famiglie elbane traggono dalla pesca il loro sostentamento ed è evidente che non possono e non devono venire in alcun modo penalizzate. Solo una seria contropartita economica può riportare un giusto equilibrio fra numero di barche
e mantenimento delle risorse ittiche. Gli incentivi possono riguardare, in primo luogo, la “rottamazione” delle licenze, e, in seconda istanza, la riconversione delle licenze di pesca in autorizzazioni “ad hoc” finalizzate allo sviluppo di attività eco-compatibili, quali pesca-turismo, attività di sorveglianza, gestione dei campi boe, trasporto di sub o turisti, conduzione di imbarcazioni anti-inquinamento.

Una volta ridotto lo sforzo di pesca dal punto di vista puramente numerico, si dovrà agevolare la concertazione con i pescatori rimasti al fine di eliminare o ridurre i sistemi di pesca meno selettivi, oltre a stabilire nuove norme atte a proteggere le specie più minacciate e a consentire agli stock ittici adeguata tutela nei periodi riproduttivi.

L’applicazione di queste semplici norme garantirebbe, con tutta probabilità, un sensibilissimo aumento della fauna marina, a tutto beneficio della qualità dell’ambiente e dell’economia locale.

Per quanto riguarda la disciplina delle altre attività connesse alla pesca sportiva ed alla subacquea, devono fare testo, come in ogni altra parte d’Italia, le Leggi in vigore.
In particolare, non devono essere accettate norme che discriminino in alcun modo i cittadini non residenti.

2) NORME ANTI-INQUINAMENTO

a) La qualità delle acque costiere deve essere garantita dagli organi competenti con il reperimento dei fondi necessari alla messa in opera e alla perfetta manutenzione dei più efficienti sistemi di trattamento e depurazione delle acque reflue, nonché delle relative condotte a mare. La sosta, specie notturna, di imbarcazioni al di fuori dei porti deve essere regolamentata.

b) I porti devono essere dotati di adeguati punti di raccolta dei rifiuti, degli olii usati, delle batterie esauste, delle acque di sentina e delle eventuali acque nere.

c) Il corridoio fra Pianosa e l’Elba deve, se possibile, essere chiuso al traffico delle grandi navi.

d) I Comuni devono predisporre un adeguato servizio di pulizia, oltre che delle spiagge, anche delle coste e delle cale non facilmente raggiungibili via terra. E’ auspicabile l’acquisto e la messa in attività di battelli disinquinanti, raccogliendo i fondi necessari anche attraverso la ricerca di sponsor istituzionali o privati.

e) Le norme ed i suggerimenti per una corretta ed eco-compatibile fruizione del mare devono essere oggetto di un’adeguata campagna informativa, a distribuzione capillare, da effettuarsi tramite stampati e cartellonistica fissa.

3) REGOLAMENTAZIONE DELLA NAUTICA DA DIPORTO

L’affollamento di barche da diporto che durante l’estate
satura le nostre coste e le nostre spiagge deve essere oggetto di particolare
attenzione da parte delle Autorità competenti, anche in considerazione dello
sconsiderato aumento di posti-barca in atto lungo la costa limitrofa. E’
necessaria pertanto una nuova regolamentazione che tenga conto delle
peculiarietà ambientali e balneari dell’Isola, limitando in particolare
l’ancoraggio notturno all’esterno dei porti.

Al contrario, la piccola nautica, fatta di barchini, gozzi
e gommoni, rappresenta, per un’isola, il solo mezzo possibile per godere appieno
dello splendore del mare e delle coste. A regolare la convivenza con il turismo
prettamente balneare, oltre alle Leggi nazionali, provvede la regolare
emissione da parte della Capitaneria competente di un’apposita “Ordinanza
Balneare”. La stessa Capitaneria può, ove lo ritenga necessario, emanare
ulteriori Ordinanze specifiche: quest’anno, ad esempio, sono state introdotte
norme particolari per la baia di Fetovaia. All’atto pratico, però, la generale
misconoscenza di dette regole, unita a volte ad evidenti difficoltà
interpretative, rende poco chiaro il rapporto fra cittadini “naviganti” e
cittadini “bagnanti”, così come rende oggettivamente difficile il lavoro delle
stesse forze dell’ordine, prima fra tutte la stessa Guardia Costiera. La nostra
richiesta:

a) No all’introduzione di vincoli permanenti diversi rispetto alle altre località costiere, sia relative alla fruibilità delle acque, sia relative alle norme che regolano velocità, ormeggio e ancoraggio diurno. Nelle aree individuate come meritevoli di particolare tutela, anche esterne ai punti indicati al paragrafo 1/B, a fronte del posizionamento di ormeggi fissi atti
alla protezione dei fondali e delle praterie di Posidonia, devono ovviamente essere emanate norme che impediscano l’ancoraggio libero.

b) Boe di segnalazione: tutte le spiagge, e possibilmente anche le principali scogliere facilmente raggiungibili via terra, devono essere dotate di apposite boe che segnalino i limiti di divieto d’accesso alle imbarcazioni a motore, indipendentemente dagli obblighi dei concessionari di stabilimenti balneari. Per le spiagge, è auspicabile la predisposizione di
corsie di approdo corredate dalla relativa cartellonistica indicante il divieto di balneazione.

c) Massima pubblicità alle disposizioni della Capitaneria di Porto, preferibilmente limitate ad estratti semplici e comprensibili a tutti. Da accorpare con quanto previsto al punto 2/E.

4) ISOLE DI PIANOSA E MONTECRISTO
Le isole di Pianosa e Montecristo, appartenendo amministrativamente a Comuni elbani, possono rappresentare un’ importante attrattiva turistica e pubblicitaria. Compatibilmente con la superabilità dei vincoli legislativi esistenti, si chiede di aprire la strada ad una, contingentata, parziale nella zonazione e limitata ad attività a basso impatto ambientale (balneazione, immersioni guidate), possibile riapertura al pubblico
di due gioielli che ora stanno chiusi in una cassaforte senza poter essere ammirati.

A sottoscrizione di quanto sopra esposto:

......QUESTA PETIZIONE E' STATA FIRMATA, IN POCHI GIORNI E SENZA GRANDI MEZZI PUBBLICITARI, DA 2.101 CITTADINI, FRA I QUALI PIU' DI 1.600 ELBANI.

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Re: Storia della raccolta firme del settembre 2007

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